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Il 12 dicembre 2012 - la fine del mondo NON verrà


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l 12 dicembre 2012 sarà la probabile data della fine del mondo o l’inizio di un cambiamento epocale riguardante l’umanità? E’ oramai nota a tutti questa credenza che si rifà all’antico popolo dei Maya, secondo la quale questo giorno concluderebbe uno dei cicli del loro calendario e sarebbe portatore di fatti sconvolgenti per il nostro mondo. Più volte e da varie fonti sono però provenute smentite sulla possibilità che in questa data possa succedere quanto paventato. Ciononostante, rimane in tanti una certa apprensione nei confronti di questo giorno che si fa oramai sempre più vicino.

Non è la prima volta che una cosa del genere si verifica. La storia è piena di date annunciate come termine del mondo e mai  avvenute. Esse si sono rivelate, come è ovvio che sia, sempre e solo il frutto della superstizione e delle credenze popolari, comuni un po’ a tutti i secoli. La cosa più assurda è che, a volte, queste convinzioni sono state originate o favorite dalla stessa religione, la quale dovrebbe invece illuminare i cuori alla luce, non di superstizioni fondate su date o eventi, ma su quanto la Parola di Dio insegna. La grande paura dell’anno mille, per esempio, tenne soggiogata la gente nel terrore di una finale distruzione della terra. Poi, si indicò il 1033, cioè mille anni dalla morte di Cristo, come il momento della fine. Ci verrebbero meno il tempo e lo spazio se volessimo parlare di tutte le date annunciate come la fine del mondo nel corso della storia, perché questo fenomeno si è ripetuto con una frequenza sorprendente, fino ai nostri giorni.

 Il senso di un giudizio e di una conseguente catastrofe è evidentemente molto sentito nell’animo dell’uomo, quasi questa percezione fosse inconscia e non determinata dal raziocinio. Il voler stabilire però una data ha reso sempre più palese la falsità e l’inganno dei tanti pronosticatori che si sono succeduti. Nessuno sa quando avverrà la fine, nessuno conosce il giorno, né può conoscerlo. Anche se in certi casi si è preso come pretesto addirittura le sacre Scritture, esse, al contrario, sono molto chiare al riguardo: “Quanto a quel giorno e a quell'ora, nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Marco 13:32).

Nessuno può conoscere ciò che è stato riservato solo alla comprensione del Padre, di Dio, e nessuno può, se non a costo di proferire menzogne, affermare il contrario. Per questo il Signore ci avverte a proposito del Suo ritorno: “Allora, se qualcuno vi dice: Il Cristo è qui, oppure: E là, non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, … Se dunque vi dicono: Eccolo, è nel deserto, non v'andate; eccolo, è nelle stanze interne, non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo” (Matteo 24:23-27).

Vi sono certi che, ancora ai nostri giorni, credono ed insegnano che Gesù sarebbe ritornato nel 1914. Questo dimostra l’errore nel quale incappano coloro che, contrariamente a quanto la Bibbia insegna, predicono una data piuttosto che un’altra. Come il lampo si vede chiaramente nel cielo, afferma Gesù infatti, così sarà evidente a tutti che Egli è ritornato, quando ciò ovviamente avverrà, per portare con Sé i salvati nella Sua gloria. Dopo accadranno gli eventi conclusivi cui fanno riferimento le sacre Scritture, perché è scritto che: Il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (I Giovanni 2:17).

“Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate” (II Pietro 3:10).

Ci saranno quindi nuovi cieli ed una nuova terra dove finalmente regnerà la pace e la giustizia: “Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (II Pietro 3:13). “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più … E colui che siede sul trono disse: "Ecco, io faccio nuove tutte le cose"” (Apocalisse 21:1-5).

Fino a che questi eventi però non avverranno, nessuno saprà o potrà sapere il momento in cui si verificheranno, perché quel giorno lo conosce solo Dio. Non sapendo perciò il tempo del ritorno del Signore, siamo chiamati a “vegliare”, ad essere pronti per non venire colti dalla sorpresa: “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà” (Matteo 24:42).

“Siate pronti”, questo è l’avvertimento di Gesù, sempre pronti, in qualsiasi momento, consci che Egli presto ritornerà, preparati quindi per essere con Lui per tutta l’eternità. Cari amici, siamo anche noi pronti? Oppure viviamo come se quel giorno non dovesse mai avvenire? “… Non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro … Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri” (I Tessalonicesi 5:4-6). Dio “… vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità” (I Timoteo 2:4), perché “…  non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo” (I Tessalonicesi 5:9). Nessuno sa il giorno né l’ora, ma quel giorno comunque avverrà. Gesù ha pagato l’immane prezzo della nostra salvezza: la croce. Ora chiunque può ottenere una piena e gratuita redenzione mediante la fede in Lui e nella Sua opera di grazia al Calvario, per poi prepararsi spiritualmente, vivendo secondo la Sua perfetta volontà. Perciò riceviamo subito la Sua salvezza e attendiamo con gioia il grande evento del ritorno di Gesù!



Antonio Morra





COSA DESIDERI PER IL NATALE?





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ià da qualche anno, rivela un recente sondaggio, la chirurgia estetica è il regalo più desiderato per il Natale. Con uno studio realizzato su un campione di mille persone di entrambi i sessi e di età compresa tra i 30 e i 60 anni, la ricerca  rivela che il 6% dei single intervistati si sottoporrà ad un intervento di chirurgia plastica durante il periodo natalizio, per cominciare l’Anno Nuovo con una migliore prestanza fisica.

C’è un desiderio sempre maggiore di raggiungere la felicità e generalmente si pensa che questa dipenda da un migliore aspetto fisico e da un ritrovato rapporto con se stessi e col proprio corpo. E non riguarda solo le persone di una certa età, ma anche i giovani si rivolgono in numero sempre maggiore alla chirurgia estetica pur di afferrare quella pace e quella soddisfazione tanto agognate che, purtroppo, sembrano continuamente sfuggirci. Lo scontento aumenta però a vista d’occhio, così il pessimismo e l’incertezza, tanto che la nostra si sta rivelando sempre più una società depressa, delusa, scontenta, che cerca di trovare risposta alle sue domande in cose che non possono assolutamente fornirle.

Quanto è lontana la verità da tutta questa ricerca dell’esteriore, quanto è opposta alla natura del nostro bisogno! Non è un migliore aspetto che ci necessita, perché è il nostro cuore, l’interiore, l’anima che soffrono tanta mancanza e tanta pena. Non si trova nel mondo fisico la chiave della nostra felicità, ma ben lontano da ciò. Quello che ci manca effettivamente è lo scopo vero della vita, un profondo significato al nostro essere su questa tribolata terra e niente di questa realtà ci potrà soddisfare. Noi siamo stati creati per conoscere, amare, cercare e vivere a stretto contatto con Dio e non saremo mai contenti finché non lo capiremo, fino a che, soprattutto, non ritroveremo la nostra vera essenza. Il vuoto del nostro cuore, ha detto giustamente qualcuno, è a forma di Dio e niente se non Lui potrà mai colmarlo.

Fu proprio per questo che “La vera luce che illumina ogni uomo” (La Bibbia - Giovanni 1:9) venne in questo mondo per portare quella verità che ci mancava, per rischiarare il nostro cammino oscuro e senza senso, per indicarci la strada verso il cielo, il cammino verso la felicità. La gente che udì le Sue parole, stupefatta esclamò: “Nessuno parlò mai come quest'uomo!” (Giovanni 7:46). “Tu solo”, disse qualcun altro “hai parole di vita eterna” (Giovanni 6:68). Gesù solamente poteva parlare al cuore, anche a quello più indurito ed incallito dal male. Un uomo profondamente lontano dal bene, al solo udire dal Signore: “Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua" (Luca 19:5), ricevette prontamente con grande allegrezza il Cristo e divenne una nuova e trasformata persona, piena di gioia e di vera felicità.

Una donna delusa da una vita di errori e di scelte sbagliate, ferita, naufragata, distrutta dal dolore, trovò nelle parole del Messia quel senso che non aveva potuto trovare e quella soddisfazione che le era sempre mancata. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva” (Giovanni 4:10).

Quando comprese il senso di queste parole, come toccata da una mano soprannaturale, trasformata da un profondo amore di grazia, piena di gioia, annunciò ai suoi concittadini di aver finalmente trovato il suo Salvatore.

Con la parabola del figlio perduto e ritrovato il quale, dopo essersi sviato e aver provato tanta tristezza, umiliazione, privazione ed infelicità, era ritornato al padre, Gesù testimoniò dell’amore di Dio verso ogni uomo, a prescindere dalla sua condizione e dal suo stato morale e spirituale, amore che ci vuole accogliere, perdonare, ristabilire, redimere, salvare.

Con il Suo personale invito: ”Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28), ci chiama a trovare la strada verso di Lui e a realizzare che Egli solo può darci quel riposo, quella quiete, quella pace che non abbiamo potuto trovare altrove.

Che Iddio ci dia la grazia di afferrare che Gesù è “il Salvatore del mondo”, “la vera luce che illumina ogni uomo”, “il pane che è disceso dal cielo e dà vita al mondo”, “la via, la verità e la vita”,il buon pastore”, “la porta” del cielo, e che “è lo stesso ieri, oggi e in eterno”.

“Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43).

“… Chiunque crede in (Lui) non resterà confuso” (I Pietro 2:6).

Egli venne su questa terra per morire, per tutti noi. Era tale il prezzo necessario, l’unico prezzo della nostra eterna salvezza e della nostra felicità. Lui pagò ciò che a noi è ora donato. La nostra salvezza, che si riceve mediante una fede sincera in Cristo, non ci costa niente, ma a Gesù è costata l’umiliazione prima e la morte infame sulla croce poi. Questo è il dono di Dio per gli uomini. Altro che rifarsi qualche parte del corpo! Il vero regalo che possiamo desiderare è trovare Dio ed una nuova esistenza con Lui ed in Lui. Conoscere Gesù, la Sua Parola, trovare una profonda comunione con il Vivente, averLo come il vero amico che ci segue ogni giorno sul nostro cammino, che ci sta vicino nei momenti di gioia e di avversità, che riempie le nostre giornate ed il nostro domani, che possiamo aspettare dal cielo quando ritornerà per portarci con Lui nella Sua gloria nella città celeste, dove non ci sarà più pianto, dolore, né morte.

Questa è un tempo per pensare, per cercare Dio, per trovare la nostra vera dimensione di creature fatte a Sua immagine e somiglianza e, ancor più che ciò, di figli mediante la salvezza che è in Cristo Gesù. Sta a noi capire, accettare o rifiutare, comprendere o nascondere i nostri occhi dalla luce per continuare a restare nelle tenebre. Dio benedica ognuno di noi e apra i nostri cuori alla Sua salvezza.

Antonio Morra





Un vero scopo nella vita

 

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entre ammiriamo nella volta celeste le numerose stelle che ci sovrastano e che si trovano così distanti e lontane da questa terra, quando in una limpida notte alziamo gli occhi al cielo rischiarato dai tanti corpi celesti che lo popolano, il nostro pensiero va quasi involontariamente ad un Qualcuno tanto più grande di noi, artefice di un universo così perfetto e stupendo.

Come un orologio sincronizzato scandisce continuamente la sua ora, il cosmo manifesta incessantemente la testimonianza di Colui che con ineguagliabile intelligenza e potenza, dal nulla, portò all’esistenza le cose.

In uno dei salmi più belli della Bibbia, il Salmo 19, è scritto: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l'opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all'altro, una notte comunica conoscenza all'altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s'ode, ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all'estremità del mondo” (versi da 1 a 4).

Non sempre, però, riusciamo a cogliere queste silenziose eppure forti parole che, anche non essendo udibili al nostro orecchio, sono chiare ed evidenti al nostro cuore, perché la testimonianza di questa immensa creazione ci parla così chiaramente di Dio. E’ come se avessimo “occhi per non vedere e orecchie per non udire” tanto siamo distratti dalle vicissitudini e dai problemi di questa vita, mentre tutto converge, come una potente lente, verso il nostro Creatore. Egli ha fatto ogni cosa con uno scopo ben preciso e tutto fa parte del Suo grande disegno che si dirige e si affretta verso il suo puntuale e finale adempimento.

Ci vediamo parte di questo piano? O pensiamo che la vita sia un inutile e casuale trascorre del tempo? La Bibbia sottolinea ciò che è evidente anche al nostro pensiero e cioè che “Il Signore ha fatto ogni cosa per uno scopo … “ (Proverbi 16:4).

E’ scritto di Lui: “Io son l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il principio e la fine” (Apocalisse 22:13). Egli è il primo, Colui cioè che ha dato origine alle cose ed è l’ultimo, in quanto in Lui la creazione avrà il suo compimento e la sua stessa ragione di esistere. Senza Dio non rimane più un senso, si perdono le parole più importanti della frase della nostra vita e restano solo sillabe sconclusionate e prive di ogni significato. Senza Lui, piomba un’improvvisa ed oscura tenebra sulla nostra strada e non vediamo più la direzione che dobbiamo prendere, trovandoci smarriti in tristi ed oscuri pensieri. Senza Dio diventiamo, ahimè, “onde furiose del mare, schiumanti la loro bruttura; stelle erranti, a cui è riservata l'oscurità delle tenebre in eterno” (Giuda 1:13).

Il Signore ha fatto ogni cosa con uno scopo preciso e chiaro e, finché non lo scopriremo, resteremo nella caligine di una “mente ottenebrata” che ci porterà a perderci nel corso del nostro cammino e nell’eternità: “con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo della ignoranza che è in loro, a motivo dell'induramento del cuor loro” (Efesini 4:18).

Qual è dunque lo scopo di Dio per noi, il centro del piano con cui l’Eterno ha fatto ogni cosa? Senza alcun dubbio la croce! Lì infatti Gesù morì per l’intera umanità per redimerla dal peccato, dal giudizio e dalla morte, nei quali tutti, nessuno escluso, eravamo sottoposti! Al Golgota si è compiuta la nostra salvezza e ad ognuno è data la grazia di ricevere il dono della vita eterna. Il sangue innocente del Salvatore fu sparso perché potessimo divenire giusti agli occhi di Dio ed entrare per la fede in Lui, dopo questa breve vita, nel regno dei cieli, dove non ci sarà più pianto, dolore, infelicità né morte.

L’opera della croce rende chiaro il perché viviamo ed offre una risposta precisa a tutte le nostre domande. Mediante quel sacrificio, siamo diventati “figli di Dio” (Giovanni 1:12) e siamo ora cittadini del cielo: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesú Cristo, il Signore” (Filippesi 3:20).

Quando facciamo di Gesù il nostro Salvatore e Signore, l’amore di Dio ci avvolge, la Sua pace ci inonda, la verità ci illumina e la conoscenza della Sua meravigliosa Persona e della Sua Parola ci affranca dall’errore e dal male. Non ci sentiamo più soli, inutili, “senza speranza e senza Dio nel mondo” (Efesini 2:12), ma parte del Suo piano di redenzione.

Dio ha fatto ogni cosa con uno scopo. Il nostro non è e non deve più essere un vano e sofferto trascorre del tempo tra problemi e tribolazioni, tra speranze ed illusioni, ma un cammino verso la luce sempre più splendente della gloria del Signore: “ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta e va sempre più risplendendo, finché sia giorno pieno” (Proverbi 4:18).

Caro amico, è ora che anche tu prenda coscienza di questo piano e, attraverso la fede ed una vera e profonda conversione, realizzi di esserne parte. Una vita senza Dio perderà completamente il suo significato ed il suo valore e non ti condurrà che verso il male. Non ti renderà nemmeno felice e non ti darà la pace che cerchi. Entra perciò anche tu nella celeste dimensione della fede in Cristo. Hai già perso tanto tempo nella vana ricerca della felicità e di una vera ragione di essere, ma non li hai trovati. Stanco e deluso dalla stessa religione, ti sei lasciato andare alle inclinazioni del tuo cuore, ma ora sei insoddisfatto, senza più le forze per lottare e sperare.

Gesù non ti deluderà mai! Sta aspettando solo che tu gli dia il cuore e lo lasci entrare e far parte della tua vita, perché possa cambiarla e dirigerla verso nuovi e felici lidi. Cosa aspetti? Non vivere più senza uno scopo ed una ragione: uno scopo c’è anche per te: vivere per Dio, in Dio e con Dio, mediante Cristo.

Antonio Morra


Sempre giovani

 

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Settecentomila Euro per rimanere sempre giovane. Questa è la grossa cifra che spende ogni anno in creme, prodotti e rimedi vari, una delle più famose popstar mondiali per contrastare l’inevitabile invecchiamento cui tutti, ella compresa, andiamo incontro. Con le dovute proporzioni, anche tra persone comuni, che non possono certo permettersi queste enormi cifre, è esplosa la moda della perenne giovinezza, con il ricorso sempre più massiccio, non solo a cosmetici “miracolosi” ed altri rimedi innovativi, ma anche alla sempre più prospera e disponibile chirurgia estetica.

I risultati, però, stando a quanto si può vedere, sono spesso deludenti, se non addirittura, e capita sovente, abbruttenti, mortificanti per il corpo e l’immagine che, lungi dal diventare più attraente, acquista invece una sorta di aria mostruosamente artificiale e volgare.

L’elisir di lunga giovinezza, il sogno atavico dell’uomo, che una volta la credenza popolare pensava potersi raggiungere attraverso un patto di sangue con il diavolo, resta sempre, anche se in forme diverse, il retaggio cui l’uomo aspira per non vedersi invecchiare e morire. Il decadimento fisico, però, fa il suo corso e nessuno può sfuggire alla sua spietata legge naturale, nonostante i tanti umani rimedi e le conquiste della scienza medica. Resta inevitabile la sentenza pronunciata nella Genesi: “mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai” (La Bibbia - Genesi 3:19).

Non è possibile un’eterna giovinezza, perché tutto passa e si trasforma in fretta. La bellezza, la salute, la buona forma fisica se ne vanno e non c’è niente di più effimero, di più mutevole, di più instabile di queste cose che, tuttavia, l’essere umano cerca e si vanta. L’uomo è come l’erba e la sua gloria è come il fiore del campo, scrive il profeta Isaia. Solo per alcuni giorni, i fiori fanno sfoggio della loro bellezza e dei loro colori, poi, inevitabilmente, appassiscono e marciscono. Così siamo noi.

Come è diversa l’eterna giovinezza di cui parla la Bibbia: “ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (Isaia 40:31). “Egli sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l'aquila” (Salmo 103:5). La speranza riposta in Dio, una vita fondata non sulle realtà deludenti del “presente secolo”, ma su quelle benedette del cielo, portano una continua giovinezza del cuore, una permanente gioia ed una pace duratura, che non sono condizionate da elementi fragili e passeggeri quali bellezza, salute, ricchezza e prestigio. Chi spera in Dio non ha bisogno di contrastare il suo decadimento, perché è già soddisfatto del suo rapporto col Signore, nel quale ha ritrovato la vera dimensione dell’esistenza. Egli acquista nuove forze interiori, si eleva sui problemi della vita, anche quando fanno sentire il loro pesante fardello, e va avanti senza fermarsi, senza stancarsi, perché corre verso la meta posta dinanzi a lui: la vita eterna in Cristo Gesù.

Non è assurdo credere alla parola del Salvatore, il quale ci ha assicurato: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà” (Giovanni 11:25). E’ certamente più strano sperare in un’improbabile giovinezza che i rimedi di questa terra non ci potranno mai offrire. Credere in Gesù è il primo passo per una vita benedetta e felice, che non si esaurirà certo con l’inevitabile stadio cui tutti andiamo incontro ma che, passando per quella tappa, si librerà nell’eternità.

Il Signore venne su questa terra, lasciando la gloria del cielo, proprio per redimerci da una triste condizione di morte, e per assicurarci un posto alla Sua presenza nel regno di Dio. Noi tutti eravamo perduti e senza speranza: “in quel tempo eravate senza Cristo …. non avendo speranza, ed essendo senza Dio nel mondo” (Efesini 2:12).

Quale terribile condizione la nostra, dalla quale nessuno poteva liberarci! L’amore divino, spinse il Redentore a farsi uomo tra gli uomini, ad identificarsi con la nostra natura, senza però mai commettere peccato, ed infine si sostituì a noi nella condanna, quando pagò sulla croce il nostro infinito debito. Fu lì che Egli sconfisse la morte, conseguenza della nostra condizione di peccatori, “ … Cristo Gesú, il quale ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e l'immortalità mediante il vangelo” (II Timoteo 1:10).

Un giorno i redenti vivranno per sempre nella gloria del cielo, dove Dio “asciugherà ogni lacrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saranno più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:4). Non un’illusoria, ingannevole e dispendiosa pretesa di giovinezza che non si potrà mai realizzare, ma una sicura e celeste realtà che aspetta tutti coloro che avranno fatto di Cristo il loro Salvatore e Signore e Gli avranno permesso di regnare e guidare la loro esistenza.

Caro amico, non sei soddisfatto della tua vita, non è vero? Perché non cercare allora Gesù? Lascia perdere una cura esagerata per il corpo (che non vuol certo dire trascurare la propria salute, che merita ovviamente la nostra attenzione), abbandona l’esclusivo interesse per ciò che è esteriore e destinato a finire. Dai invece maggior peso alla tua anima. Sei salvato? Hai fatto di Gesù il tuo Salvatore? Sei certo di avere la vita eterna? Conosci la Bibbia, la Parola di Dio. Hai approfondito ciò che Egli vuole da noi ed ha chiaramente indicato nelle sacre Scritture? Tutte queste domande esigono una risposta. Pensaci!

 

Antonio Morra

 


Stanchi di vivere

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Qualche tempo fa, un 17enne ha annunciato su Facebook la sua volontà di suicidarsi e poi si e' gettato nelle acque del Piave. “Mi fa schifo vivere così, però non dimenticatemi” ha scritto sul social network il giovane; poi ha inforcato il motorino, ha raggiunto il ponte della Vittoria a San Donà di Piave (Ve), e' sceso dallo scooter e si e' buttato nel fiume. “Sono stanco di tutto e tutti” - aveva scritto – “Non mi fido più di nessuno”.

Stanco di vivere a 17 anni, nel pieno della vita, quando si crede di poter cambiare il mondo e si sogna di raggiungere le più alte vette della felicità. Certo, rimaniamo confusi davanti a simili testimonianze, oppure altre volte pensiamo che si sia trattato di un caso isolato, del gesto estremo di una persona debole, con tanti problemi alle spalle.

Ma ci sbagliamo! La nostra gioventù intera è debole ed afflitta da tanti interrogativi, da tanti perché e noi, gli adulti, i genitori, i nonni o chiunque altro ne abbia titolo, non abbiamo saputo dare loro le risposte cercate, perché, evidentemente, ci mancavano o non ci erano mai state a nostra volta trasmesse. Il fallimento dei giovani, la loro mancanza di valori, il loro ricorso sempre più diffuso alle droghe, all’alcool, alla violenza di gruppo, le tragiche morti sulle strade del sabato notte, in realtà, è il nostro stesso fallimento che si è riflettuto nello specchio nella loro travagliata vita.

Il loro allontanamento dalla fede è il risultato del nostro stesso allontanamento da Dio; il nostro avvicinarci al male, al disinteresse per il bene, il nostro intendere la vita come una serie di obiettivi da raggiungere a qualsiasi costo, non guardando in faccia a nessuno e non facendoci tanti scrupoli, li ha spinti a loro volta verso il vuoto dei valori, degli ideali e degli alti scopi dell’esistenza che noi stessi abbiamo perduto.

Ma non sono solo quei giovani ad essere stanchi della vita, di tutto e di tutti, lo siamo anche noi medesimi. Vuoti, insoddisfatti, infelici, pur possedendo tante cose, pur avendo raggiunto importanti traguardi. E, quando la sera torniamo a casa e ci fermiamo un attimo a riflettere, tutto quel vuoto ci sommerge ed in esso ci sembra spiritualmente annegare.

Cari amici, giovani o meno giovani che possiamo essere, ci sentiamo stanchi di vivere? Stanti di tutto e di tutti? Ci viene in certi momenti la voglia di farla finita? Allora ascoltate un attimo Colui che tante volte abbiamo estromesso dalla nostra vita e i cui appelli fatti al nostro cuore, nel silenzio della nostra anima, abbiamo volutamente disattendere. Ascoltate un momento il Suo amorevole invito:

“Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da Me, perché Io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il Mio giogo è dolce e il Mio carico è leggero” (Matteo 11:28-30).

Il riposo di cui abbiamo bisogno non lo possiamo trovare facendo una gita fuori porta, prendendoci una giornata di ferie, prenotando un tavolo in un rinomato ristorante, né viaggiando a folle velocità nella notte dopo aver assunto droghe e alcolici ed aver passato qualche ora in una discoteca tra suoni assordanti e luci soffuse. Nemmeno una buona famiglia, un ambito lavoro, una bella casa o un cospicuo conto in banca ci possono dare la pace che cerchiamo. Solo Gesù dà la serenità, la vera pace, quella che il mondo non può avere né dare, come Lui stesso afferma.

Quale riposo per il cuore quando ci appartiamo in un luogo ed iniziamo a lodarLo, a parlare con Lui dei nostri problemi, ma anche a ringraziarLo per il Suo amore, per la vita che ci ha dato, la quale trova l’unica ragione di essere in Lui solo.

Il re Davide, che ha scritto alcuni tra i Salmi più belli, scrive: Solo in Dio trova riposo l'anima mia; da lui proviene la mia salvezza. Lui solo è la mia rocca e la mia salvezza, il mio alto rifugio; io non potrò vacillare” (Salmo 62:1-2).

E quando in un momento di smarrimento e di difficoltà si vide mancare quella pace, scrisse di nuovo: “Come la cerva desidera i corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio. L'anima mia è assetata di Dio, del Dio vivente” (Salmo 42:1-2).

Dirà il Signore attraverso il profeta Isaia: “…. Nel tornare a me e nel tenervi in riposo starà la vostra salvezza ….” (Isaia 30:15).

“Tornare a Me”, “Venite a Me”, entrambe queste espressioni, citate nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, ci danno la chiave per trovare la pace ed il riposo che stiamo cercando: Ritornare a Dio! Caro amico questa è la soluzione ai tuoi problemi e a quelli di ogni uomo. Nient’altro che questo. Attenzione non si tratta di tornare a una religione, ma al Signore. E’ facile confondere le due cose, ma sono quanto mai lontane. Tutti noi abbiamo bisogno di convertirci, di ravvederci e di tornare a Colui dal quale ci siamo profondamente allontanati: DIO. E lo possiamo fare solo sulle nostre ginocchia, nella nostra intimità, con quel tanto di umiltà che la circostanza richiede. Lo possiamo fare solo mediante quello che ci suggerisce la Parola di Dio, la Bibbia, che parla direttamente al cuore e ci fa “vedere” e scoprire mediante la fede il nostro Salvatore, Cristo Gesù.

“Provare per credere”, ha detto qualcuno. Perché non provare anche tu?

Dio ti benedica!

 

Antonio Morra


 Un anno da dimenticare

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Un altro anno è passato ed uno nuovo ha iniziato il suo corso. Con gioia abbiamo salutato l’arrivo del 2011, col desiderio di archiviare le amarezze e le delusioni di quello che si è da poco concluso. Scorriamo con la mente i 365 giorni appena trascorsi e, considerando i problemi, le difficoltà, le disgrazie che abbiamo dovuto affrontare, concludiamo che anche il 2010 è stato un anno da dimenticare, come d’altronde tutti i precedenti.

“Quale giorno vorrei rivivere?” - ci domandiamo. Così, dopo aver lungamente riflettuto, arriviamo alla conclusione che non ne rivivremmo volentieri neppure uno. Desideriamo solo lasciarci alle spalle il passato e proiettarci verso il futuro, affidando al 2011 la riscossa e le speranze della nostra felicità.

Cari amici, pensiamo veramente, soltanto perché non lo abbiamo ancora vissuto, che il nuovo anno sarà migliore di quello passato? Lo crediamo sinceramente? O la nostra è soltanto un’illusione nella quale preferiamo restare senza essere disturbati?

Certo che illudersi non è mai una saggia decisione, perché, sebbene possa dare un sollievo momentaneo, facendoci magari affrontare la vita con maggiore tranquillità, poi, alla fine, la delusione che ne consegue crea più danni che i benefici prodotti dalle false speranze nutrite. E’ un po’ come quel giocatore d’azzardo che continua testardamente a tentare la fortuna, crogiolandosi nella fiducia di una probabile vincita, fino a che poi perde tutti i suoi averi ed arriva a farla finita.

Allora, potreste dire, quale sarebbe l’alternativa a una vita fatta solo di speranze ed illusioni, al circolo vizioso che si ripete anno dopo anno? Ascoltateci allora un momento!

A noi tutti serve una vita nuova … ! Non tanto un anno nuovo, ma una nuova esistenza, condotta su presupposti diversi, che non seguono per forza gli schemi ai quali siamo abituati. Ma chi può darci tutto ciò? Uno che può fare ogni cosa nuova: “Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete voi? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella solitudine” (La Bibbia - Isaia cap. 43 v.19).

Chi può fare qualcosa di nuovo se non Dio? Soltanto un incontro personale con Lui può fare la differenza in una vita distrutta dalla noia e dalla scontentezza! Egli è l’unico che può farci trovare una meravigliosa strada di felicità anche nel deserto più arido di un’esistenza vuota e per di più aggravata da errori e scelte sbagliate.

Il nostro è tante volte un cammino senza senso e senza meta, sperduto nel vuoto di una realtà che non sappiamo decifrare. Ci troviamo smarriti, come quelle persone che Gesù definì “stanche e sfinite, come pecore che non hanno pastore” (Evang di Matteo cap. 9 v. 36).

Ma Dio apre una strada nel deserto, nel senso che dà a coloro che a Lui si affidano un indirizzo e una guida sicuri. Egli è la ragione stessa per la quale viviamo e, fintanto che non torneremo e non troveremo Lui, tutto sarà vuoto, inutile e senza senso. Quella strada che apre nel deserto non è altro che Cristo stesso, Colui che ha detto di Sé: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov. cap. 14 v. 6). Una strada sicura, nella quale nessuno potrà mai smarrirsi.

“Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa … quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi” (Isaia cap. 35 v. 8).

Egli aprì quella strada nel giorno in cui Gesù, il Figlio di Dio, spirò in croce, morendo per i nostri peccati.

“Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono” (Matteo cap. 27 v. 51). La cortina, semplificando, altro non era che una spessa tenda che separava ed impediva a chicchessia l’accesso alla presenza di Dio nel posto più sacro del tempio di Gerusalemme. Ma quel giorno, senza l’intervento di nessun uomo, essa si squarciò dall’alto verso il basso, a voler significare che una varco, una strada era stata aperta dal cielo stesso a favore degli uomini. La strada è stata aperta, e con essa la salvezza e una vita nuova piena di grazia e di felicità.

Insieme a una strada nuova, Dio fa scorrere dei fiumi nella solitudine. Ciò è quello che Gesù disse di Sé: "Se qualcuno ha sete, venga a Me e beva. Chi crede in Me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno" (Evang. di Giovanni cap. 7 vv. 37-38).

Fiumi di acqua viva, altro che l’acqua stagnante e putrida, infestata e malsana, che il mondo ed il male al quale, nostro malgrado, facciamo ricorso ci offrono. Fiumi di acqua viva, invece, ovvero una vita abbondante, soddisfacente, felice, piena e traboccante: questo è quanto Cristo offre ad ognuno di noi. Possiamo trovare tutto ciò se ascoltiamo il Suo invito e Gli permettiamo di entrare nella nostra esistenza, cambiarla, trasformarla e renderla felice, come Lui vuole. Tutto ciò è l’alternativa al fallimento, alla delusione, alla tristezza e alla grande infelicità che stai vivendo! Alleluia!

Un anno da dimenticare, quello appena trascorso, ma il nuovo, purtroppo, sarà lo stesso degli altri. Allora, vogliamo vivere nell’illusione o nella certezza di quanto Dio ci offre?

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove (II Epistola ai Corinzi cap. 5 v. 17).

 

 

Antonio Morra


Autunno

autunno2

 

Sembrava incominciato ieri e già l’anno in corso si avvia alla conclusione. L’estate è ormai un ricordo, le belle giornate ci lasciano e gli alberi, dopo essersi vestiti di colori di arancio, ocra e verde marcio, si spogliano definitivamente. Fanno comparsa le nebbie ed il freddo aumenta di giorno in giorno.

“Come passa il tempo … !”, siamo soliti esclamare. I giorni, le settimane, i mesi, le stagioni, gli anni, si susseguono senza posa e, quasi non accorgendocene, la nostra vita si consuma rapidamente. Vediamo una nostra foto di qualche tempo fa e ci diciamo: “Oh, quanto sono cambiato”!

Cari amici, come viviamo il passare del tempo? Cerchiamo di non pensarci? Ci sforziamo di godere la vita quanto più possibile? Magari tenendo lontano da noi, quasi per scaramanzia, il pensiero dell’eternità?

Scriveva Mosè in un salmo: “Tutti i nostri giorni svaniscono … finiamo i nostri anni come un soffio. I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni; o, per i più forti, a ottant'anni; e quel che ne fa l'orgoglio, non è che travaglio e vanità; perché passa presto, e noi ce ne voliamo via (Salmo 90:9-10).

Proprio come l’anno solare passa in fretta e, dopo la bella stagione, viene il grigio autunno, così la nostra vita si esaurisce celermente, e in un colpo ci troviamo a essere vecchi; poi anche noi “ce ne voliamo via”. Il volo degli uccelli non lascia traccia nell’aria, così niente di noi resta su questa terra; gioie e travagli: tutto sarà dimenticato.

“Noi ce ne voliamo via” per non tornare più….! Ma dove andiamo? Che succede dopo questo “volo” indesiderato? Dove ci troveremo? Che ne sarà di noi? Chissà quante volte ci siamo posto queste domande, senza saper dare una valida risposta! Oppure abbiamo preferito concludere che, in fondo, nessuno è venuto dall’altro mondo e ci ha detto quel che sarà nell’aldilà!

Allora, riflettiamo un attimo! Gesù, il Figlio di Dio, disse di Sé: “Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo” (Evangelo di Giovanni 3:13).

A ben pensarci, Uno che è venuto dal cielo e che, quindi, può anche dare una risposta ai nostri quesiti, c’è! Gesù è venuto dall’alto per dirci chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, e per parlarci della strada che può trasformare il “volo”, che tutti dovremo affrontare, da evento triste e funesto a un salto sereno verso l’eterna felicità nel regno di Dio.

Se tutto finisse dopo la morte, se l’uomo non fosse destinato, a causa del suo peccato, a trovarsi “nelle tenebre di fuori  (dove) sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matteo 25:30), perché Cristo sarebbe venuto in questo mondo a morire su una croce, per pagare il prezzo della nostra salvezza? Invece, dopo la morte, l’uomo si troverà ad affrontare un’eternità o di vita o di condanna senza fine. “Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figliuolo di Dio” (Evangelo di Giovanni 3:18).

Cari amici, tutti dobbiamo e possiamo essere salvati, se lo desideriamo, perché questo è il dono di Dio per ognuno di noi: la vita eterna! “In verità, in verità io vi dico: Chi crede ha vita eterna” (Evangelo di Giovanni 6:47).

Vogliamo solo preoccuparci di questi pochi anni messi a nostra disposizione, senza darci pensiero dell’eternità? Tanto più che vediamo passare i nostri giorni così in fretta?

Piuttosto, come scriveva Mosè, vogliamo chiedere a Dio: “Insegnaci dunque a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio” (v. 12).

Consideriamo come è passato in fretta il tempo e come sono sempre meno i giorni che ci rimangono. La saggezza ci porta ad affrontare i problemi e non a rimandarli o, peggio ancora, ad ignorarli. Sarebbe una grave leggerezza non pensare alla fugacità della nostra vita ed eludere ogni ricerca di Dio ed ogni pensiero circa il nostro domani eterno. In fondo, su questa terra non viviamo che un breve tratto, mentre l’eternità che ci sta davanti non avrà mai fine.

Qualcuno però dirà: “Ma dopo la morte non c’è più niente”! Rispondiamo: “Chi ce lo assicura”? Vogliamo mettere il nostro pensiero, non supportato da alcuna prova, contro quello della Parola di Dio che è “una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105)?

“Lo stolto ha detto in cuor suo: "Non c'è Dio”, scrive un Salmo (14:1), perché la saggezza non può mai arrivare a una simile conclusione senza senso. Piuttosto “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l'opera delle sue mani” (Salmo 19:1).

La Bibbia ci parla del grande Iddio che ha creato ogni cosa senza nemmeno tentare di dimostrarlo, tanto è evidente e tangibile la Sua esistenza. Ci illustra inoltre la triste condizione dell’uomo e la via della salvezza che dobbiamo cercare, la grazia che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Hai ottenuto questa grande e immeritata salvezza? “Come scamperemo noi se trascuriamo una cosí grande salvezza?” è il monito per ognuno di noi (Epistola agli Ebrei 2:3).

Cari amici, il tempo passa e dobbiamo fare presto: prima che sia troppo tardi, che l’autunno si dissolva nel freddo inverno, prima che “ce ne voliamo via” definitivamente, finché è possibile, riceviamo Gesù quale nostro Salvatore e Signore. FacciamoGli posto nella nostra vita e lasciamoci guidare da Lui e dalla Sua Parola. Impariamo a contare i nostri giorni perché possiamo preoccuparci anche di quel che sarà di noi quando affronteremo l’inevitabile “volo” alla fine dell’autunno della nostra esistenza. Dio Vi benedica!

Antonio Morra


Non possiamo

guardare il sole

 

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Al mattino, mentre sono seduto alla mia scrivania, mi capita di notare come il sole a un certo punto faccia capolino da dietro il campanile che si erge di fronte alla finestra del mio ufficio. Provo allora quasi istintivamente a dare un’occhiata, ma subito devo allontanare lo sguardo, perché quella luce è così accecante che non posso guardarla nemmeno per un istante.

Eppure, anche se non posso fissarlo, vedo il suo chiarore levarsi e illuminare ogni cosa, dare colore agli alberi, al cielo, alle montagne e riscaldare l’aria che ci circonda. Non è meraviglioso tutto ciò? Ogni giorno, puntualmente, alla stessa ora della medesima stagione, quella luce invade il nostro spazio e dirada le tenebre della notte, e questo miracolo si ripete mattino dopo mattino, senza mai fermarsi, nemmeno per una sola volta.

Cari amici, la nostra natura non ci permette di osservare il sole o occhio nudo perché il suo accecante splendore non lo rende possibile, ma ci troviamo ad essere circondati sempre dalla sua luce fulgente, vediamo i lati illuminati dei palazzi che contrastano con quelli in ombra, le foglie degli alberi luccicare mentre sono agitati dal vento, i riflessi dorati sui corsi d’acqua e sul mare che rispecchiano la luce che li attraversa.

Il sole si staglia nel cielo, ci sovrasta, ci pervade, ci avvolge e ci raggiunge col suo calore, permettendoci di esistere e di vivere, anche se non lo possiamo guardare. Non è così lo stesso anche di Dio? Non possiamo vederLo, perché la nostra natura non c’è lo permette e la Sua immensa gloria non lo rende possibile, eppure possiamo scorgere la forza, la potenza e la Sua divinità guardando il creato, sentendoci circondarci dalla Sua presenza, perché “In lui viviamo, ci moviamo, e siamo” (la Bibbia – Atti degli Apostoli 17:28).

La Bibbia parla di Dio come “Il Re dei re e Signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere;” e poi lo scrittore sacro conclude di fonte a tale gloria: “A lui siano onore e potenza eterna” (I Timoteo 6:15-16).

Mosè, come tanti di noi, desiderava vedere Iddio e Gli chiese: "Ti prego, fammi vedere la tua gloria!". Ma il Signore gli rispose: "Tu non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere". E il Signore disse: "Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere" (Esodo 33:20-23).

Nessuno può vedere Dio e continuare a vivere, come noi non possiamo guardare il sole senza averne dei danni irreversibili agli occhi; Mosé poté solamente vedere la Sua gloria, ciò che emanava da Lui, così come noi possiamo vedere solo il chiarore che effonde il sole. Ma Dio lo mise in una buca, lo coprì con la Sua mano, e dopo passò col Suo splendore.

Anche noi possiamo vedere la gloria di Dio! Se Lo cerchiamo, Egli soddisferà la nostra richiesta. Dobbiamo però trovarci spiritualmente nella Roccia dei secoli, cioè in Cristo Gesù, mediante il Quale solamente possiamo conoscere il Padre. “Nessuno ha mai visto Dio; l'unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l'ha fatto conoscere (Giovanni 1:18). Quando riceviamo Gesù nella nostra vita quale Salvatore e Signore, una nuova luce entra nel nostro cuore e finalmente incominciamo a conoscere Dio. Siamo inondati di pace e illuminati dalla verità celeste. Realizziamo che Egli è con noi e che facciamo parte di un disegno eterno, che sta portando avanti e compirà a suo tempo.

Cari amici, non c’è bisogno di avere molta fede per credere in Dio. Le Sue opere, che ci sovrastano e ci meravigliano continuamente, ci parlano di Lui. “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l'opera delle sue mani. Un giorno rivolge parole all'altro, una notte comunica conoscenza all'altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s'ode, ma il loro suono si diffonde per tutta la terra, i loro accenti giungono fino all'estremità del mondo” (Salmo 19:1-4).

Ma alla testimonianza del creato, davanti al quale si perde il nostro sguardo e ci smarriamo col pensiero, si aggiunge quella della Sua Parola che è una “Luce sul nostro sentiero”? Purtroppo, come afferma la Bibbia, gli uomini “si sono dati a vani ragionamenti, e l'insensato loro cuore s'è ottenebrato. Dicendosi savi, sono divenuti stolti” (Romani 1:22).

Riflettiamo: come ogni giorno siamo illuminati dalla luce del sole, così continuamente siamo inondati dalla gloria e dall’amore di Dio, che sono evidenti e tangibili nonostante non Lo vediamo e non possiamo vederLo. “Ma beati gli occhi vostri, perché vedono” (Matteo 13:16).

Egli è più vicino di quello che pensiamo e ci parla in tanti modi e in tante circostanze, ma soprattutto mediante la Sua Parola, la Bibbia. Abbiamo bisogno di Dio non meno del sole che ci inonda di luce e calore. Senza di Cristo, siamo in una notte senza fine, perduti senza ragione né speranza in un universo senza limiti e confini.

Cari amici, un giorno però potremo vedere il Signore faccia a faccia perché, nella Sua gloria, nella città eterna,  “Saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è” (I Giovanni 3:2). Perciò, riceviamo Gesù e la salvezza che ci ha donato morendo in croce per noi, affinché possiamo conoscere il Padre ed essere con Lui per l’eternità. Dio ti benedica!

 

 

Antonio Morra

 

 

 

 


 

 
 
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